Il binomio giovani e pandemia viene spesso letto con accezione negativa. Tra le frasi più in voga, specie sui Social, le più ricorrenti sono: “Se ne fregano degli altri e vanno in giro a zonzo, senza mascherina”, oppure “Fanno i fenomeni perché loro, il Covid, mica lo prendono” e infine “Che se ne stiano a casa, mica si muore se non si esce con gli amici”.

Ora, partendo sempre dall’assunto che il concetto di giusto e sbagliato è del tutto relativo e questo non è uno spazio in cui si giudica, abbiamo sentito il bisogno di fare una riflessione. E quale modo migliore se non interpellare direttamente coloro che sono stati chiamati in causa?

Giovani e pandemia, una premessa

Prima di tutto è necessario chiarire di chi stiamo parlando perché, si sa, il termine “giovani” viene spesso utilizzato con accezioni diverse. In questo caso specifico abbiamo rivolto la nostra attenzione verso i teenager, persone di età compresa tra gli 11 e 19 anni, al fine di capire come hanno vissuto e stanno vivendo questo periodo di emergenza sanitaria. Gli aspetti su cui abbiamo voluto porre il focus sono prettamente due: scuola e socialità. Che poi, a pensarci bene, vanno anche di pari passo, in una situazione normale.

Vivere in sospeso, anche a scuola

La prima domanda che abbiamo rivolto loro è stata: “Come avete vissuto la scuola nell’ultimo anno?”.

Le risposte sono state svariate, tutte molto interessanti. “La DAD fa schifo”, hanno commentato in molti. Il motivo? Mancanza della strumentazione adatta, di connessioni a Internet degne di questo nome, difficoltà nell’interazione con compagni e docenti. “Quest’anno mi sono sentita molto più sotto pressione”, ha spiegato una ragazza, aggiungendo che i professori hanno aumentato il carico di lavoro e i momenti di interrogazione. “Con la mascherina non riesco a sentire bene le parole del professore”, ha esordito un altro studente. “Non possiamo vederci con i compagni delle altre classi all’intervallo”, “Mi confonde questo alternare giornate in presenza a giornate in DAD”, “Mi fa male la testa a stare al pc tutto questo tempo”, “Mi distraggo più facilmente quando sono a casa” e via dicendo.

Al di là dei singoli pensieri, ciò che emerge dal binomio giovani e pandemia è un vero e proprio disagio. Un disagio silenzioso che, spesso, a volte anche con ragione, viene letto come mancanza di voglia e di impegno. Forse, dunque, il problema non è la DAD in sé, quanto più il contorno e il modo in cui è stata proposta ai ragazzi.

Non solo lezioni…

Ciò che colpisce maggiormente, in tutto questo, è l’esternazione di un sentimento, comune a tutti coloro che abbiamo interpellato: “Mi manca poter interagire e socializzare con i miei coetanei”. Perché, diciamocelo, la scuola non è (e non dovrebbe) essere fatta solo di lezioni frontali, ma anche di momenti di confronto, di dibattito, di scambio. La scuola è il luogo in cui, spesso, nascono i primi amori e le grandi amicizie. Oggi, forse, non lo è più. E i giovani ne stanno risentendo.

E fuori da scuola?

Qui arriva il tasto dolente. Perché se, da una parte, c’è chi non esce più, dall’altra c’è chi lo fa troppo e senza rispettare le regole. La meta prediletta (perché probabilmente l’unica accessibile) è il parchetto. E non c’è niente di male a ritrovarsi sulle panchine a scambiare quattro chiacchiere. Peccato che, magari per leggerezza, per disinformazione, o per menefreghismo, alcuni teenager si dimentichino la mascherina, si scambino le bibite e tendano a stare… vicini vicini.

Quel che emerge, in generale, è la voglia di interagire, di giocare, di stare insieme. Peccato che manchi il luogo in cui farlo in piena sicurezza.

Giovani e pandemia: tiriamo le fila

Come conciliare, quindi, l’essere teenager e il vivere nel corso di una pandemia? Probabilmente non esiste una risposta giusta, né una sbagliata. Quel che è certo è che questa situazione sta penalizzando tutti, giovani compresi. E per loro che vivono quella fase della vita in cui si dovrebbe scoprire il mondo, fare esperienze, crescere e maturare, è dura come per tutti gli altri. E allora, perché non trovare una soluzione che permetta loro di socializzare in sicurezza?

Proprio per questo abbiamo pensato di aprire le porte di Open Mind Space ai giovani, consentendo loro di socializzare in sicurezza, in un luogo fresco, colorato, bello e stimolante. Non mancano i giochi di società, il maxi schermo per vedere un film o sfidarsi ai videogiochi in compagnia, tavoli e sedie per studiare insieme e tante comode sedute alternative. Attendiamo speranzosi il momento in cui potremo tornare ad ospitare i nostri giovani alla vecchia maniera

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Photo by Jesús Rodríguez on Unsplash

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